Abuso di lettura

Abuso di lettura

Ospitiamo un intervento in cui Marina Catucci, giornalista,  descrive come la letteratura italiana e internazionale racconta le storie di abusi familiari e sentimentali di cui molte donne sono vittime quotidianamente.

La violenza domestica è spiegata nei saggi con termini asettici, propri dell’analisi, diciamo, scientifica. Ma per raccontare empaticamente cosa sia vivere un abuso familiare, amoroso, bisogna ricorrere alla narrativa.

Esiste una letteratura a riguardo, per prima voglio ricordare Dacia Maraini. La scrittrice, amica di Pasolini e moglie di Moravia, portatrice di un femminismo che non invade il campo della tenerezza, ne L’amore rubato, Rizzoli, racconta storie dove le protagoniste sono tutte donne vittime di violenza, sia fisica che psicologica: mariti, fidanzati, compagni abusanti che sembrano avere una doppia personalità, e che agli occhi della gente appaiono gentili, educati, affettuosi, premurosi, ma che tra le mura domestiche si trasformano in aguzzini, dando sfogo a rabbia e violenza immotivate.

Un’aggressività che sembra scaturire dalla perdita, per l’uomo, del ruolo dominante e dalla vecchia confusione tra amore e possesso.

Roddy Doyle, invece, è uno scrittore irlandese e ha saputo descrivere magistralmente la caduta all’inferno della protagonista del suo libro, perfetto già dal titolo: La donna che sbatteva nelle porte, edito da Guanda.

Il romanzo riesce ad essere lieve pur rimanendo amaro, e diventando a tratti addirittura struggente; racconta la storia di una donna di 39 anni, cresciuta in una famiglia disfunzionale con padre abusante, questa donna, poi, incontra e sposa un principe azzurro. Lui la fa sentire amata e rispettata, fino a quando perde il lavoro e tutto precipita improvvisamente nel dolore fisico e psicologico, e il principe azzurro, poco alla volta alla volta, diventa l’incubo.

Tornando in Italia si trova Lo sconosciuto, di Elena Cerutti, Golem edizioni, che racconta la storia d’amore malato di Stella e Giovanni. Anche qui lui, a fasi alterne principe azzurro, orco, ragazzino, uomo perfetto ed odioso figuro, detterà i ritmi della vita di lei finché Stella non riuscirà a riprenderne faticosamente in mano le redini.

In molte delle storie si evidenziano punti comuni, come l’isolamento da amici e parenti in cui cadono le vittime (o meglio: dove vengono portate le vittime), l’estrema seduttività dell’abusante, il veloce scoppiare di un “amore” travolgente che altro non è che una fretta di possedere e fagocitare l’altra.

Questa, però, non è pecca dei narratori, ma la realtà tanto triste quanto spietata per cui l’abuso segue un pattern, ha uno schema che lo porta fino alla violenza e che per questo può essere riconosciuto come patologia sociale. E, magari, curato.